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Il Giocatore del Mese

Per fortuna non siamo soli. Molte persone contribuiscono ogni giorno a portare tutti noi un passo più vicino alla semi-immortalità. Il loro aiuto in vista della "Soluzione del Gioco" è fondamentale. Per noi sono, semplicemente, i Grandi Giocatori.

Settembre 2010 – Salvador Dalì
Con "Il sogno si avvicina", Salvador Dalì riprende possesso di Palazzo Reale e di Milano - la nostra città - dopo più di 50 anni dall'ultima mostra personale: uno degli artisti più significativi del secolo scorso, Dalì ha attraversato il Novecento con un percorso estetico di rara intelligenza ed impatto emotivo. Inizialmente influenzato dai dadaisti, da Mirò e da Picasso, Dalì trova un ambiente artistico disposto ad accogliere i suoi (non pochi) lati eccentrici nel surrealismo, movimento definito dalla ricerca di un modo per unire i due momenti fondamentali del pensiero umano, veglia e sogno. Conosce la musa e futura moglie Gala nel 1929, a causa della quale arriverà alla rottura definitiva dei rapporti con il padre, che disapprova la relazione e la vicinanza al movimento surrealista. Qualche anno dopo, la sua indipendenza artistica ed il suo fastidio per il conformismo lo spingeranno a prendere le distanze anche dal movimento artistico in cui si è formato: per Dalì, ciò significa solamente una maggiore libertà di perseguire le sue visionarie attitudini. Il metodo con cui opera viene definito “metodo paranoico – critico”. Secondo il pittore, la paranoia sarebbe una malattia mentale cronica frutto di delusioni sistematiche. Queste delusioni, se appesantite da una certa carica emotiva, possono sfociare in manie di persecuzione o di grandezza (Dalì “godeva” di entrambe e per questo si considerava un genio visionario). La parte critica del metodo invece consiste nel processo di razionalizzazione della paranoia, nella rielaborazione razionale delle sue conseguenze. In questo modo, le sue torbide ossessioni passano dall’inconscio alla rappresentazione pittorica. In altre parole, tutta la carriera di Dalì sembra una presa di coscienza dei suoi problemi psichici, con cui Dalì giustifica le sue visioni e nutre magistralmente le sue tele.

Agosto 2010 – Murray Rothbard
L'uscita del volume sulla legge nella società della semi-immortalità ci impone confronti, riflessioni e dibattiti a distanza con i grandi protagonisti della filosofia politica e giuridica del secolo scorso. Tra questi, figura di spicco è quella dell'economista, storico e filosofo politico Murray Rothbard, allievo di von Mises, esponente della "Scuola Austriaca" nonchè padre ideologico dell'anarco-capitalismo. Laureato in matematica e storia economica alla Columbia University, Rothbard è stato la figura più rappresentativa tra i libertari americani nel XX secolo: autore eclettico e tecnicamente dotato, ci ha lasciato centinaia di articoli (specialistici e non), 25 libri e un lascito culturale difficilmente eguagliabile all'interno dell'area libertaria (ad esempio, ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione del Libertarian Party ha e fondato prestigiose riviste nell'area). Riprendendo (ed ampliando) gli argomenti di von Mises e la prasseologia di Menger, ha sostenuto un'incessante battaglia politica ed ideologica contro ogni intervento statale nell'economia del paese. Rifiutando qualsiasi compresso con ogni entità statale, Rothbard si riallaccia a Locke nell'affermazione del diritto primo e fondamentale alla proprietà, per poi argomentare la superiorità di un'organizzazione sociale policentrica basata sulla proprietà privata e il libero mercato. L'idea dell'aggregazione "dal basso" (bottom-up) delle strutture di potere e l'insistenza sulla scelta libera ed individuale dell'adesione al "patto sociale" rende l'opera di Rothbard un precedente prezioso per le idee di società e giustizia esposte ne La Legge nella Società della Semi-Immortalità: se uniamo questi valori ai concetti di Singolarità (e quindi di Intelligenze Artificiali) e Prolungamento Indefinito della Vita (e quindi Etica basata sulla Verità), ci avviciniamo all'ideale di società aperta elaborato e proposto dagli iLabs.

Luglio 2010 – Aubrey de Grey
Speaker confermato all'iLabs Singularity Summit di marzo 2011 per l'area medicina-biologia-psicologia, Aubrey de Grey è senza dubbio una delle voci più autorevoli al mondo sulle tematiche scientifiche-filosofiche legate al longevismo e al transumanesimo. Laureato in Informatica a Cambridge, dopo la fine degli studi è stato sviluppatore software e ricercatore di IA – nonché co-fondatore della Man-Made Minions. E’ la (futura) moglie Adelaide - genetista di professione -, incontrata ad un party a Cambridge, ad introdurlo alle tematiche dell'anti-ageing. Nel 1999 pubblica The Mitochondrial Free Radical Theory of Aging, per cui l’Università di Cambridge gli assegna un dottorato pur non essendo de Grey formalmente iscritto come studente. Dal 2005 in avanti la sua agenda di ricerca coincide con il progetto SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), focalizzato nel prevenire il declino psico-fisico legato all’invecchiamento. E’ co-fondatore della SENS Foundation, organizzazione no-profit attiva nello sviluppo e nella promozione di soluzioni di medicina rigenerativa; la fondazione assegna il famoso Methuselah Mouse Prize, un consistente premio in denaro per ricerche che si siano dimostrate efficaci nell’allungare significativamente la vita di topi. Ha pubblicato articoli specialistici nelle più prestigiose riviste internazionali del campo, collaborando con alcuni dei più famosi biogerontologi impegnati in ricerca di frontiera. Intervistato da media quali CBS 60 Minutes, BBC, The New York Times, Fortune, The Washington Post, TED, Popular Science, Aubrey de Grey è una figura simbolo a livello internazionale del movimento transumanista e della medicina rigenerativa e anti-ageing.

Giugno 2010 – Daniel Goleman
Daniel Goleman è indubbiamente uno tra gli scienziati della mente più vicini all'impostazione iLabs per quanto riguarda il concetto di intelligenza e l'importanza di un approccio multidisciplinare (e davvero "globale") alla mente. Ph.D ad Harvard con una tesi sulla meditazione nel trattamento dello stress, Goleman inizia una straordinaria carriera di giornalista e divulgatore scientifico: reclutato dal New York Times nel 1984, Goleman ha la possibilità di imparare molto sul giornalismo scientifico e di approfondire diversi temi di suo interesse. Sarà proprio collezionando competenze e intuizioni di quegli anni sul rapporto tra cervello ed emozioni che nasce Intelligenza Emotiva, best-seller mondiale che punta in modo chiaro il dito contro una definizione rigida e iper-razionale dell'intelligenza, sottolineando l'importanza della gestione e comprensione delle emozioni per il successo. L'argomento riceve eccezionale riscontro anche nel mondo economico: l'articolo “What Makes a Leader?” per Harvard Business Review è il più letto dell'anno, a testimonianza dell'impatto di queste idee nelle organizzazioni di tutto il mondo. Nel 1993 è co-fondatore a Yale del Collaborative for Academic, Social, and Emotional Learning, programma che aiuta i bambini nell'utilizzo delle emozioni e che ora conta ramificazioni in tutto il mondo; successivamente, insieme a Adam Angle e Francisco Varela, fonda il Mind and Life Institute per promuovere il dialogo tra il Dalai Lama e la comunità scientifica - nel 1990 la tavola rotonda dell'instituto diventa il famoso libro Healthy Emotions. Goleman - che ha iniziato a meditare da giovane - spende ancora oggi buona parte del suo tempo libero in esercizi meditativi e viaggiando alla ricerca di luoghi adatti a coltivare queste pratiche.

Maggio 2010 – Luigi Verzè
La Semi-Immortalità non richiede solo grandi scienziati: per questo, da sempre guardiamo con ammirazione alle persone che realizzano nel concreto visioni che altri non riescono nemmeno ad immaginare; per questo, la terza parte del volume Semi-Immortalità è dedicata a progetti veri e propri per costruire la Singolarità ogni giorno, a scuola, in ospedale, nel mondo economico-finanziario. Il Giocatore del Mese è dunque uno dei principali visionari italiani, Don Luigi Maria Verzè. Nato a Verona nel 1920, nel 1947 si laurea in lettere e filosofia a Milano. In alcune pagine della sua biografia afferma esplicitamente il suo concetto di missione da un punto di vista cristiano: “Come non c’è peccato di un uomo che un altro uomo non possa commettere, così non c’è opera buona che chiunque di noi non sia in grado di compiere. Basta metterci tutta la propria pelle, al servizio della pelle degli altri.”. Il suo grande progetto, al quale dedicherà tutta la vita, consiste nell’aprire strutture ospedaliere atte alla cura nel senso più ampio possibile: nel 1958 fonda l’Associazione Centro Assistenza Ospedaliera S. Romanello, per l’assistenza a bambini ed anziani, con annesso centro residenziale; sempre a Milano, dove ormai si è trasferito, realizza l’Ospedale San Raffaele, divenuta ben presto struttura di riferimento per tutta l’Italia e successivamente per il mondo intero. L’idea che sta alla base del San Raffaele è quella di unire cura, ricerca e didattica e di gestirli con criteri puramente manageriali; il tutto forma un macroorganismo che tende ad autogestirsi e completarsi. Dal 1980 in avanti fa crescere la sua creatura in "quantità" e “qualità”: al corpo centrale del San Raffaele si affiancano innumerevoli centri specialistici e strutture cliniche analoghe in diverse parti del mondo. La formazione delle persone ed il loro benessere sono sempre al centro delle sue preoccupazioni: nel 1996 fonda l’Università Vita-Salute e nel 2007 il centro Quo Vadis. Con Quo Vadis Don Verzè intende offrire un modo nuovo di avvicinarsi al concetto di cura e di mantenimento della salute: partendo dalle scienze del corpo e dalle lezioni che la genetica può darci sul nostro destino, utilizzando gli utili strumenti della psicologia e delle neuroscienze per comprendere e guarire la nostra mente, infine studiando ed approfondendo gli aspetti spirituali ed esistenziali della nostra vita, scommette sulla possibilità di ottenere grandi miglioramenti sulla qualità e la quantità dei giorni a nostra disposizione. Non sembra azzardato affermare che la scuola, o meglio, “la palestra al servizio del ben-essere”, Quo Vadis possa rappresentare un significativo esperimento nel lungo percorso verso la semi-immortalità.

Aprile 2010 – David K. Lewis
Con l'uscita del volume Matematica dei Modelli di Riferimento, la nostra visione complessiva del mondo - almeno a livello qualitativo - viene per la prima esaustivamente e formalmente specificata. Il quadro che ne risulta la rende particolarmente affine all'unico tentativo di filosofia sistematica che la filosofia di tradizione analitica abbia conosciuto, ovvero la metafisica proposta da David K. Lewis. Lewis ha proposto negli anni un programma filosofico su vasta scala, chiamato "Sopravvenienza Humeana": intuitivamente l'idea è che tutto ciò che avviene nell'universo altro non è che il risultato della disposizione, nello spazio-tempo, di un numero ridotto di proprietà naturali; il resto - persone, sedie e tavoli, valori morali, possibilità metafisiche, pensieri e credenze - sopravviene su questa base fisica, ovvero ne è da essa interamente determinato. All'interno di una carriera filosofica eccezionale, Lewis ha costruito un sistema, in parte formalizzato, in cui potenti strumenti concettuali permettono davvero di accarezzare il sogno della Sopravvenienza Humeana, mostrando negli anni come le principali preoccupazioni filosofiche nei confronti di un riduzionismo fondazionale potessero in realtà essere superate: parte di questi stessi strumenti è utilizzata nella Matematica dei Modelli di Riferimento, che sostituisce alla sopravvenienza humeana la "sopravvenienza wolframiana", l'ipotesi per cui tutto deriva da un automa cellulare. Complessivamente l'opera filosofica lewisiana ha cambiato il panorama filosofico contemporaneo in quasi ogni sua parte, dettando un'agenda che ancora oggi occupa la riflessione dei filosofi di tutto il globo. Esordisce sul Journal of Philosophy - a 25 anni - con un articolo sul riduzionismo in filosofia della mente (An Argument for the Identity Theory); in Convention (1969), Lewis apre un intero filone di ricerca in linguaggio e scienze sociali, usando la teoria dei giochi per spiegare il concetto di convenzione sociale (la nozione di conoscenza comune è da lui introdotta in questo studio); Counterfactuals (1973) inventa una nuova semantica formale intensionale per gli enunciati controfattuali; On the Plurality of Worlds (1986) difende la sua visione estrema sui cosidetti mondi possibili, e riunisce in un unico mosaico i tasselli ontologici messi a punto negli anni in decine di saggi. Infine, Parts of Classes (1991) mostra per la prima volta che la teoria astratta per eccellenza - la teoria degli insiemi - può essere del tutto "simulata" dalla teoria concreta per eccellenza - la mereologia. In mezzo a queste quattro monografie, innumerevoli paper storici in filosofia della mente, filosofia del linguaggio, linguistica, teoria delle decisione, logica. Come ha ben compendiato Roberto Casati, Lewis è stato il filosofo dei filosofi nel senso in cui Evans era il pianista per i pianisti: quello che tutti andavano ad ascoltare.

Marzo 2010 – Nick Bostrom
Nella classifica recentemente stilata da Foreign Policy sui 100 "pensatori globali" più influenti, fa la sua comparsa un eclettico filosofo svedese. Nick Bostrom è direttore del Future of Humanity, l'istituto dell'Università di Oxford che si occupa di pensare criticamente le sfide etiche e sociali che l'esponenziale sviluppo tecnologico ci pone. Laureato in Filosofia, Matematica, Logica, Intelligenza Artificiale - risultato che è ad oggi un record nazionale in Svezia -, specializzato in filosofia e fisica, Bostrom ha contribuito con ingegno alla riflessione transumanista in molti campi della filosofia e della scienza: con più di 170 pubblicazioni in prestigiose riviste - da Nature al Journal of Philosophy -, Bostrom ha contribuito all'avvicinamento del mondo squisitamente accademico a molte delle tematiche care al transumanesimo e ai fautori della Singolarità Tecnologica. Di particolare rilievo per gli iLabs è il forte connotato etico e sociale del suo lavoro: come noi, Bostrom è fermamente convinto che l'impatto della Singolarità sarà tale da cambiare per sempre la vita sulla Terra; come noi, pensa che solo una riflessione critica che si sviluppa da oggi possa metterci al riparo dai rischi e dalle possibili distorsioni associate a tale evento. Come ben sintetizza lui stesso, "forse siamo irrimediabilmente inadatti a pensare all'immagine di questi grandi cambiamenti che è buona cosa che spesso non perdiamo tenmpo a farlo; forse il nostro tentativo di svegliarci potrà solo risultare in cattivi sogni. Ma come facciamo a saperlo se non ci proviamo?"

Febbraio 2010 – Steven Levitt
Steven Levitt di professione è un economista, ma ammette candidamente di non capire nulla del mercato azionario, dell'alta finanza o della relazione tra inflazione e disoccupazione: l'economia - ama ripetere - è una disciplina con splendidi strumenti concettuali e domande molto noiose. Proprio per questo, da sempre Levitt solleva domande su campi apparentementi lontani dallo scenario economico: crimine organizzato, traffico di droga, illeciti nei campionati di sumo, scommesse sui cavalli e decine di altre stravaganti questioni. Il contesto teorico in cui si muove si basa su due assunti fondamentali che non possiamo che condividere: innanzitutto, le persone sono sensibili agli incentivi - che, di fatto, rimangono dunque lo strumento principale per cambiare su larga scala i comportamenti umani; in secondo luogo, tutto si può misurare. Muovendo da queste premesse Levitt ha prodotto analisi di lucidità sensazionale sui percorsi decisionali delle persone e sui metodi per quantificare oggettivamente il merito delle spiegazioni addotte dai cosidetti "esperti ai lavori". Nel primo "Freakonomics" - enorme sucesso di pubblico e critica - Levitt analizza come gli incentivi spingano insegnanti elementari e lottatori di sumo a barare (e come misurarlo), sfata il mito dell'importanza del denaro nelle elezioni, e svela i meccanismi psicologici dietro le quinte della vita delle gang di spacciatori. Nel nuovissimo seguito, "SuperFreakonomics", Levitt discute il cambiamento sociale del ruolo della donna, gli algoritmi per scovare terroristi nonchè il ruolo delle informazioni nei reparti di pronto soccorso e la misura di quanto prodotto da un medico "bravo" rispetto ad uno "normale". Vincitore della John Bates Clark Medal - assegnata ad un brillante economista prima dei 40 anni per l'apporto alla disciplina (quasi un vincitore su due vince poi il premio Nobel...) -, nominato da Time nel 2006 tra le "100 People Who Shape our World", direttore del centro di Price Theory all'Università di Chicago e co-editor del Journal of Political Economy, Steve Levitt ha un'abilità unica nel discernere le motivazioni (economiche e non) delle persone e trovare modi originali, ma rigorosi, per dimostrare quantitativamente le sue intuizioni: se a volte rimane difficile credere che la sua sia l'ultima parola, bisogna sempre riconoscergli il merito di iniziare il dibattito con intelligenza, metodo e molta ironia.

Gennaio 2010 – Konrad Zuse
La schiera di fisici, filosofi ed informatici attratti dalla "it from bit" - la teoria secondo cui l'universo fisico sarebbe a tutti gli effetti un computer digitale - continua a crescere, anche grazie ai lavori scientifici e divulgativi di pionieri come Edward Fredkin, Juergen Schmidhuber e Stephen Wolfram. Il padre di questa suggestiva - e pienamente iLabs! - idea è, non a caso, uno dei padri dei moderni PC, l'ingegnere tedesco Konrad Zuse, degna controparte novecentesca di Charles Babbage. Lavorando in completa autonomia, senza finanziamenti statali o corrispondenza con altri pionieri del settore (e senza aver mai nemmeno sentito parlare delle macchine di Babbage!), nel 1938 Zuse costruisce nel salotto della casa dei genitori lo Z1, un calcolatore meccanico. La memoria del computer è realizzata con piastre di metallo; il sistema di calcolo è in base binaria e il computer ha la possibilità di essere anche programmato. Un’architettura di questo genere, con la netta distinzione tra calcolo e memoria, è un’anticipazione di quella di John von Neumann, che diverrà standard solo negli anni Cinquanta. Allo Z1 fanno seguito modelli sempre più sofisticati: sostituite le piastre con relay, lo Z3 terminato nel 1941 è calcolatore binario che supporta la programmazione con cicli (loop), ma non ancora istruzioni condizionali (if… then…). Per quanto primitivo, si è dimostrato decenni dopo che lo Z3 è di fatto la prima realizzazione fisica approssimata di una macchina di Turing. Lo Z3 viene distrutto alla fine della guerra da un bombardamento alleato, ma si riesce a salvare lo Z4, in via di ultimazione. Il Reich è ormai allo sbando, e Zuse e la sua squadra riescono a smontarlo a trasportarlo fino in Baviera, dove giunge la notizia della resa. Il mondo non è pronto per lo Z4: chiuso in uno scantinato, l’unico computer d’Europa viene ignorato durante l’avanzata dalle truppe alleate. Per meglio dire, il mondo non è sempre pronto per Zuse: una storia simile infatti coinvolge un’altra sua idea epocale, il Plankalkul, il primo linguaggio di programmazione di alto livello. Perfezionato tra il 1941 e il 1945, viene pubblicato solo trenta anni dopo a causa del disinteresse di istituzioni ed accademie. Finita la Guerra, avviene l’entrata nel mondo degli affari: nel 1949 fonda la Zuse KG, con cui vende lo Z4 all’ETH di Zurigo; è la seconda vendita di computer della storia, la prima in Europa. Nel 1967, per problemi economici, la società viene ceduta alla Siemens: Zuse fa comunque in tempo ad inventare il primo computer con una memoria magnetica, lo Z22. L’originale e geniale ingegnere muore, all’età di 85 anni, il 18 dicembre 1995. Il mondo scientifico e tecnologico, in modo simile a quanto accaduto a Babbage, riserva a uno dei suoi più importanti visionari un significativo risarcimento: come la macchina per le differenze, costruita qualche anno fa a Londra, anche lo Z1 riceve un tardivo, ma più che meritato riconoscimento. Nel 1989, quattro persone, tra cui Zuse, con 30.000 componenti riescono a ricostruire perfettamente il primo computer moderno.

Dicembre 2009 – Ludwik Lejzer Zamenhof
"Traduttore traditore" è un famoso gioco di parole che ci ricorda quanto sia difficile mantenere inalterata la semantica di un'espressione in una lingua quando la si traduce in un'altra - cosa purtroppo spesso necessaria per ragioni pratiche. Il progetto i-ese, attivo da anni all'interno degli iLabs, prova ad aggirare l'ostacolo creando una nuova "lingua universale" che non solo permetta la comunicazione tra due uomini qualsiasi sul pianeta, ma anche (se non soprattutto) renda precisa ed immediata la comunicazione tra uomini e macchine. Le lingue artificiali costruite nei secoli sono ovviamente molteplici, ma questo mese vogliamo ricordare il tentativo di Ludwik Lejzer Zamenhof nel 150esimo anniversario della sua nascita (15 dicembre 1859). Nato a Białystok, parte all'epoca dell'Impero Russo, Zamenhof parla correntemente la lingua di madre (Yiddish) e padre (russo), divenendo più tardi un ottimo conoscitore di Francese, Latino, Greco, Ebraico, con interesse per Italiano, Spagnolo e Lituano. Cresciuto in un città formata da tre gruppi etnici distinti, Zamenhof sembra pensare che gran parte delle incomprensioni e dei pregiudizi sia alimentata dall'impossibilità di capirsi chiaramente: su questa spinta, inizia il progetto di una Lingwe uniwersala attingendo a piene mani dalle sue conoscenze linguistiche. Nel 1878 la struttura del nuovo linguaggio è ormai pronta, ma Zamenhof è troppo giovane e non ha fondi per pubblicare nulla: diventa oftalmologo e, nel 1887 - grazie all'aiuto del padre della futura moglie -, pubblica finalmente il volume "Lingvo internacia. Antaŭparolo kaj plena lernolibro" (Linguaggio Internazionale. Prefazione e grammatica completa) con lo pseudonimo "Doktoro Esperanto". Da allora, il linguaggio da lui pensato per aiutare la comunicazione tra le persone è universalmente noto come Esperanto. Strade, piazze, vie e persino un pianeta minore hanno ricevuto il suo nome: il 15 dicembre, chi parla Esperanto festeggia appunto lo Zamenhof Day.

Novembre 2009 – Marshal McLuhan
Nell'epoca di Facebook, Twitter ed i vari fenomeni legati ai social network, evidenziare l'importanza della comunicazione è facile. Lo era meno qualche decennio fa, quando Marshal McLuhan, tra i primi ricercatori in assoluto, ha iniziato a sostenere che le tecnologie dall’impatto più dirompente sulla nostra vita sono quelle legate alla comunicazione: gli effetti di tali tecnologie sulla società e sul singolo individuo sono stati studiati da McLuhan in modo a dir poco profetico. Il segreto di tutta la comunicazione, nell’idea di McLuhan, è quello di avere la capacità di fare giuste domande per conseguire le giuste risposte; i media sono la vera ossessione dello studioso, una sorta di vero e proprio ambiente specifico ed autonomo che si frappone tra gli esseri umani ed il mondo che li circonda. In uno slogan, l’impatto della comunicazione si riassume nel motto: “medium is message”. Il nostro mondo è ormai costituito in gran parte da quella che Platone chiamava technè, il medium, il mezzo tecnologico di comunicazione; questo, necessariamente, essendo il punto di contatto tra noi e la realtà, non può far altro che produrre effetti pervasivi sulla società, indipendentemente dal contenuto che veicola; è inevitabile che la struttura mentale e la cultura di una data società siano altamente influenzate dal tipo di tecnologia utilizzata per la comunicazoine. Nell’essenza, il medium può comunicare qualcosa innanzitutto perché rimanda all’esistenza di se stesso: esso è intrinsecamente autoreferente. Aver compreso in modo nitido - ed esposto in modo affascinante - tali dinamiche complesse rende McLuhan uno studioso geniale ed un Grande Giocatore.

Ottobre 2009 – Karl Popper
Le nuove partnership iLabs, così come l'arrivo di iTech, il laboratorio dedicato all'applicazione tecnologica dei risultati iLabs, si basano sulla convinzione profonda che qualsiasi attività possa beneficiare dall'utilizzo di metodologie scientifiche e strumenti di indagine razionali ed efficienti. Nel secolo scorso, il dibattito su cosa sia "scientifico" e cosa no è stato profondamente influenzato dall'opera di un filosofo della scienza, nonchè Grande Giocatore, Karl Popper. Popper studia metafisica e fisica, laureandosi poi in filosofia nel 1928 e nel corso della sua carriera si occupa ad alto livello di moltissime problematiche concettuali, scientifiche, sociali. Il suo contributo più ricordato è appunto quello sul "problema della demarcazione": come distinguere la scienza dalla pseudoscienza? La sua risposta sta nella nozione di falsificabilità: solo le teorie scientifiche sono tali da poter essere, in linea di principio, smentibili dai fatti. In altre parole, Popper osserva che non basta che una ipotesi sia verificabile empiricamente ma è necessario che sia possibile verificare empiricamente anche il suo contrario. Questa intuizione permise alla scienza sperimentale un enorme salto qualitativo. Successivamente affronta il problema collegato dell’induzione: come posso passare, dall’osservazione di cento mele rosse, alla conclusione che tutte le mele lo sono? La risposta di Popper è molto semplice: non c’è modo di fare una tale magia, poiché l’induzione non è giustificabile logicamente. Assai interessante, infine, è il lavoro compiuto da Popper su politica e società: grandissimo oppositore di qualsiasi forma di totalitarismo e tra i più grandi fautori della libertà, critica duramente la convinzione degli storicisti, secondo la quale lo sviluppo della società sarebbe regolato da leggi inesorabili e necessarie, contro le quali sarebbe impossibile opporsi. Ai modelli storico-politici in voga, Popper oppone una società "aperta", liberale e responsabile dove abbiamo una necessaria e positiva competizione tra i suoi membri per il conseguimento di uno status superiore. Di conseguenza, ogni forma di movimento che predica intolleranza e avverso all’ascolto di argomentazioni razionali deve essere necessariamente bandita dalla società (“il diritto di non tollerare gli intolleranti”), alla pari dell’incitamento all’omicidio o alla schiavitù. Personaggio rivoluzionario e dotato di una fertile completezza, Karl Popper può essere sicuramente considerato uno dei più grandi giocatori del ventesimo secolo.

Settembre 2009 – Alan Turing
Il contributo scientifico e filosofico di Alan Turing alla Gran Bretagna e a tutta l'umanità è stato così singolare da generare una petizione da più di 30.000 firme e un discorso di scuse ufficiali dal governo inglese. Il 10 settembre, infatti, il Premier Gordon Brown si è pubblicamente scusato con (la memoria di) Turing, suicidatosi 55 anni fa dopo essere stato condannato per "omosessualità". Nel discorso, Brown sottolinea il contributo di Turing nella lotta contro il nazifascismo - "Without his outstanding contribution, the history of world war two could well have been very different" - per poi concludere con "We're sorry, you deserved so much better". Le attività di ricerca di Turing spaziano dalla matematica alla chimica, dalla statistica alla biologia: in ogni campo ha ottenuto risultati significativi e spesso dalle enormi conseguenze applicative. I risultati citati da Brown si riferiscono alla sua attività di code-breaker nel tentativo (riuscito) di decifrare il codice utilizzato dai nazisti per proteggere le loro comunicazioni. In biologia lavora sulle formule legate allo sviluppo morfologico degli organismi viventi, mentre in chimica analizza le equazioni non lineari legate alla termodinamica. E' tuttavia nel campo della logica, dell'informatica e dell'IA che il contributo di Turing risulta sensazionale: se è vero che molti scienziati (da Gottfried Leibniz in poi) possono essere annoverati tra i padri degli attuali computer, il "vero papà” è sicuramente il giovane inglese. Il suo lavoro teorico sul concetto di Macchina Universale è alla base di qualsiasi elaboratore elettronico passato, presente e futuro (“futuro” almeno nel senso in cui oggi intendiamo gli elaboratori elettronici), la cui logica "di base" è a tutti gli effetti figlia delle ricerche di Turing. Sul piano filosofico, Turing è famoso per aver difeso, in un articolo pioneristico degli anni Cinquanta, la possibilità che la mente umana sia equiparabile a un calcolatore; sono le sue riflessioni sul concetto di "intelligenza" - giudicato troppo vago ed empiricamente poco fruttuoso - a portarlo a formulare il famoso "Test di Turing", a tutt'oggi Sacro Graal inseguito da tutti i ricercatori di Intelligenza Artificiale del mondo.

Agosto 2009 – Will Wright
L'uscita di Avatar e Surrogates - due produzioni holliwoodiane incentrate sul tema del doppelganger - è ormai imminente; il tema, del resto, è parte della cultura popolare e accademica da diversi anni: basti pensare alla moda "Second Life" e alla "teoria della mente estesa" proposta da David Chalmers e Andy Clark. Proprio per questo, la nostra scelta per il Giocatore del mese ricade su Will Wright, il cui lavoro, negli ultimi decenni, ha avuto un ruolo di primissimo piano nella diffusione e valorizzazione del concetto di realtà simulata e "cyberspazio". Cresciuto ad Atlanta e Baton Rouge, influenzato dal metodo Montessori (più tardi dirà addirittura "SimCity comes right out of Montessori—if you give people this model for building cities, they will abstract from it principles of urban design") e dalla passione per il modellismo, Wright progetta il suo primo videogame per Commodore 64 - Raid on Bungeling Bay - nel 1984. Due anni dopo fonda Maxis e pubblica il primo, storico ed indimenticato, SimCity, in un mondo in cui tutti gli altri videogiochi prevedono poco più che sparare a raffica. Giustamente considerato uno dei più grandi giochi di tutti i tempo, SimCity inaugura i "software toys", una nuova categoria di intrattenimento che non è basata sulla vittoria o la sconfitta, quanto piuttosto sull'abilità di ideare qualcosa e farlo crescere con cura nel tempo. SimEarth (1990), SimAnt (1991), SimCopter(1996) e nuove edizioni del simulatore cittadino non stabiliscono nuovi record di vendite, ma contribuiscono a rinforzare l'immagine creativa di Wright. Dopo la cessione di Maxis a EA - ed il trasferimento dello stesso Wright - iniziano i lavori per un simulatore del tutto nuovo: all'inizio del nuovo millennio è così il turno di The Sims, il primo simulatore di "vita" mai prodotto, in cui il giocatore ha un avatar con bisogni e desideri del tutto analoghi a quelli di un essere umano reale. Anche grazie ad un'intelligenza artificiale straordinaria (per l'epoca), il gioco gode di un successo planetario: ad oggi, con sette espansioni e più di 100 milioni di copie vendute, The Sims è il videogioco più giocato di tutti i tempi. L'ultima fatica intellettuale è recente (2008) e si chiama Spore, un gioco in cui si è chiamati ad evolvere una forma di vita dal "brodo primordiale" fino alla colonizzazione di altri pianeti: al di là dell'aspetto ludico, il prodotto è rivoluzionario anche dal punto di vista industriale, poichè disegnato in modo da minimizzare la creazione di contenuti da parte dei programmatori e lasciare alle scelte dell'utente il compito di sviluppare il mondo virtuale. Già utilizzato con successo per educare i giovani alle meraviglie biologiche dell'evolzuione, Spore conferma il genio di Wright nel costruire mondi alternativi, allargare gli orizzonti della fantasia e insegnare con semplicità e divertimento nozioni importanti.

Luglio 2009 – Henri Poincaré
Quest'anno si festeggiano i primi 25 anni del Santa Fe Institute, un istituto di ricerca interdisciplinare dalle premesse metodologiche molto simili a quelle degli iLabs. Specializzato in sistemi complessi ed adattivi, nonchè fenomeni di caos deterministico, molte ricerche dell'istituto hanno radici nei pioneristici lavori di fine Ottocento del Giocatore di questo mese, Henri Poincaré. I suoi contributi originali spaziano in una notevole varietà di discipline: matematica, meccanica celeste, meccanica dei fluidi, teoria della relatività speciale, filosofia della scienza e molto altro ancora. Laureatosi all’École Polytechnique, ottiene il dottorato dall’Università di Parigi nel 1879, con una tesi sulle equazioni differenziali; poco dopo ottiene una cattedra in fisica e probabilità alla Sorbona, università presso la quale manterrà l’incarico di docente fino alla morte, avvenuta prematuramente a 58 anni. È praticamente impossibile dare conto di tutti i suoi lavori originali: l’ Analysis Situs è il primo trattato sistematico di topologia e i suoi lavori successivi fondano la topologia algebrica; uno dei cosiddetti “Sette Problemi del Millennio” è infatti la sua congettura topologica. Oltre all’analisi e alla teoria dei numeri, ha sviluppato riflessioni e teorie in campi di matematica applicata, come l’ottica, l’elettricità, l’elasticità, la termodinamica e la cosmologia. Poincaré sviluppa, contemporaneamente ma in modo indipendente rispetto ad Albert Einstein, alcune idee che saranno alla base della Teoria della Relatività Speciale, come il principio di relatività. Nel 1887, il re di Svezia indice una competizione matematica per celebrare il suo sessantesimo compleanno, nel 1889. Il premio è vinto dal matematico francese con una ricerca sul problema dei tre corpi, uno dei più grandi puzzle cosmologici per i fisici fin dai tempi di Newton: Poincaré non risolve il problema originale, ma vince la competizione per il valore del suo lavoro. Continuando le sue riflessioni su questi argomenti, il matematico francese produce un’altra grande opera: Les Méthodes Nouvelles de la Mécanique Céleste viene pubblicato in tre volumi tra il 1892 e il 1899. Nei suoi studi di meccanica celeste, Poincaré è il primo a notare che il comportamento di un sistema anche semplice può essere così sensibile alle condizioni iniziali da rendere difficili le previsioni dell’esito finale: alcuni sistemi, infatti, benché assolutamente deterministici e liberi da qualsiasi elemento casuale, manifestano evoluzioni caotiche e apparentemente imprevedibili. Poincaré fu l’unico tra gli ammessi all’Accademia delle Scienze ad essere membro di tutte e cinque le sezioni: geometria, fisica, meccanica, geografia e navigazione.

Giugno 2009 – Milton Friedman
Il progetto Seasteading – la costruzione di società indipendenti in mezzo all’oceano come risposta ai limiti e difetti delle attuali strutture socio-governative – sta ricevendo una certa attenzione internazionale. A guidare questa rivoluzione (che non possiamo che osservare da vicino visto l’iLabs-pensiero in materia di società e governo) è nientemeno che Patri Friedman, nipote del Giocatore del Mese, nonché premio Nobel, Milton Friedman. Milton Friedman è stato uno straordinario economista, pensatore politico e divulgatore, ed uno dei maggiori esponenti del liberalismo, tanto da esercitare una forte influenza sulle scelte del governo inglese e di quello americano, con conseguenze notevoli nell’economia dei successivi anni Ottanta. Friedman è stato il portavoce di un assoluto rifiuto verso qualsiasi intervento dello stato nell’economia, acceso sostenitore del libero mercato e di una politica del laissez-faire. Brillante matematico e statistico (il “Friedman test” in statistica è una sua invenzione), riceve il suo M.A. dall’università di Chicago, nella quale insegnerà poi per 30 anni a partire dal 1946. In economia il suo maggior contributo è la teoria nota come monetarismo, una teoria macroeconomica che lega l’inflazione all’offerta di denaro da parte delle banche centrali; sul piano filosofico, Friedman è stato portavoce di innovative, e spesso controverse, idee quali l’abolizione del servizio militare obbligatorio, la “negative income tax” (ovvero un sistema di tassazione per cui le persone con un reddito al di sotto di una certa soglia ricevono uno stipendio supplementare dal governo), e i titoli di credito per l’istruzione. L’idea è che lo stato dovrebbe naturalmente favorire un livello minimo di istruzione, dando però ai genitori dei titoli di credito da spendere per l’acquisto di tali servizi nell’istituto che più sembra essere conforme ai valori culturali della famiglia: questo garantirebbe la pluralità dei valori, necessaria in un contesto di democrazia liberale, ed impedirebbe il sorgere di ideologie. Tra tutte le sue pubblicazioni, un libro particolarmente stimolante è “Liberi di Scegliere”, scritto insieme alla moglie nel 1980.

Maggio 2009 – Alfred Tarski
Lo sviluppo delle basi formali dell'i-ese ci ricorda ogni giorno il pioneristico lavoro del Giocatore di questo mese. Alfred Tarski è stato uno dei più grandi logici del secolo scorso, per molti secondo solo al genio di Kurt Goedel. Alfred Teitelbaum – questo il suo vero nome – nasce a Varsavia; dopo aver iniziato gli studi in biologia viene convinto da Stanislaw Lesniewski, impressionato dal suo talento, a diventare matematico. Scrive a 19 anni il suo primo lavoro sulla teoria degli insiemi; a 22 pubblica un articolo sul fenomeno oggi noto come paradosso di Banach-Tarski: una sfera matematica può essere tagliata in un numero finito di pezzi e quindi riassemblata in una sfera più grande, o, in alternativa, in due sfere ciascuna grande come l’originale! All’inizio degli anni Venti cambia religione, diventando cattolico, e nome, diventando "Alfred Tarski": su questa scelta influisce probabilmente il clima nazionalista e antisemitico della Polonia dell’epoca. Il campo dei suoi interessi è eccezionalmente vasto: nel corso dei suoi studi si occupa di topologia, geometria, algebra e varie branche della metamatematica. I lavori per cui i logici lo venerano (e nessun filosofo può ignorarlo) sono certamente le ricerche degli anni Trenta sulla nozione di verità: in questi anni Tarski definisce rigorosamente la verità per i linguaggi formali, fonda la teoria dei modelli e la usa per definire la relazione di conseguenza logica tra enunciati, cioè definisce a quali condizioni la conclusione di un ragionamento non può che essere vera, data la verità delle sue premesse. Dimostra inoltre che a certe condizioni piuttosto generali è impossibile definire il predicato di verità di un linguaggio all’interno del linguaggio stesso; se avessimo tale predicato, infatti, potremmo costruire una frase che dice di se stessa che non è vera: ma questo, ovviamente, ci riporta al famoso paradosso del mentitore “questa frase è falsa” (è per sfuggire a questo paradosso che si introduce la distinzione tra linguaggio e meta-linguaggio così indigesta agli studenti dei corsi introduttivi di logica). La teoria della verità tarskiana ha una proprietà fondamentale per lo sviluppo di un'interfaccia uomo-macchina, la ricorsività: in poche parole questo significa che le condizioni di verità di un enunciato complesso dipendono funzionalmente da quelle degli enunciati costituenti. Questo implica due cose importantissime (e strettamente collegate tra loro) alla luce della nascita dell'i-ese: la prima è che un numero finito di leggi genera la conoscenza virtuale di un numero infinito di enunciati prodotti a partire da esse; la seconda è che le definizioni ricorsive sono computabili, e quindi esiste una procedura algoritmica per assegnare condizioni di verità ad ogni enunciato del linguaggio. Un risultato non da poco per un biologo!

Aprile 2009 – Richard Feynman
"È frustrante che, secondo le leggi fisiche come le intendiamo oggi, a un computer occorra un’infinità di operazioni logiche per rappresentare cosa sta accadendo in una regione di spazio indefinitamente piccola, e in un tempo indefinitamente piccolo. Come possono succedere così tante cose in un luogo così piccolo? Perché dovrebbe volerci un’infinita quantità di logica per capire cosa farà un minuscolo pezzo di spaziotempo?". Questa illuminante citazione è l'epigrafe virtuale del progetto di computazione cellulare degli iLabs e si deve all'intuito - e all'umorismo - di un premio Nobel per la fisica, Richard Feynman, che non a caso amava definire se stesso come un “fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie e suonatore di bongo”. Interessato di scienze pure e applicate fin da bambino, al liceo Feynman è già una piccola leggenda dei campionati di matematica. Nel 1942 completa il dottorato a Princeton sotto la supervisione di John Wheeler: è la sua fame di talento precoce a procurargli, tra il 1942 e il 1945, un posto nel progetto Manhattan accanto ai mostri sacri della fisica teorica del tempo. Dagli anni Cinquanta in poi Feynman insegna fisica al California Institute of Technology, sviluppando le idee della sua tesi di dottorato e contribuendo principalmente allo sviluppo della meccanica quantistica e alla comprensione dell’interazione tra le particelle: i suoi lavori sullo spin delle particelle e le idee sui “partons” hanno costituito un notevole passo in avanti per la fisica. Negli anni successivi al Nobel, Feynman contribuisce con importanti idee a studi sulla superconduttività, la superliquidità, il decadimento radioattivo; è uno dei primi scienziati a parlare pubblicamente di computazioni quantistiche ed ha un ruolo di primo piano nello sviluppo dei primi computer a processori paralleli. Felice connubio di intuito logico e mente realizzativa, ama ripetere “cosa non so creare, non saprò mai capire”. In un discorso del 1959, "There is plenty of room at the bottom" [C'è un sacco di spazio laggiù in fondo], Feynman è il primo a proporre esplicitamente un tipo radicalmente nuovo di manipolazione della materia, divenuto poi il campo di studio delle nanotecnologie. E' anche dalle sue intuizioni che nasce il nostro modello di Universo, fisico ed informazionale al tempo stesso. Come a dire: "There is plenty of Boole at the bottom".

Marzo 2009 – Douglas Hofstadter
E' stata recentemente pubblicata in italiano la traduzione dell'ultimo lavoro di Douglas Hofstadter Io sono uno Strano Anello, in cui l'autore utilizza il suo talento linguistico e la sua esperienza nel campo per affrontare lo spinoso tema dell'Io e della coscienza. La fama di Douglas Hofstadter presso il grande pubblico è dovuta ad un best seller di fine anni Settanta, Goedel, Escher, Bach, in cui l’autore svela una rete di affascinanti ed intricate connessioni fra arte, linguaggio, logica, biologia e intelligenza artificiale. Attuale direttore del Center for Research on Concepts and Cognition, Douglas Hofstadter è prima di tutto un ricercatore estremamente originale in grado di analizzare e spiegare concetti difficili svelandone nascoste analogie con fenomeni appartenenti ad un dominio completamente diverso. Figlio di un premio Nobel per la fisica, studia matematica all’università e fisica durante il dottorato, impara la logica da autodidatta e suona il pianoforte. Appassionato cultore del "linguaggio", in ogni sua forma, Douglas è un campione di anagrammi, ambigrammi (disegni che si leggono diversamente a seconda di come li si guarda), giochi di parole, oltre a parlare in prima persona svariate lingue (inglese, italiano, francese e tedesco, un po’ di russo, svedese, mandarino, olandese). Dopo Martin Gardner, ha tenuto per due anni e mezzo la rubrica di ricreazione matematica su Scientific American, in cui ha continuato a stupire i lettori con i suoi giochi matematico/linguistici (i contributi sono poi confluiti nel volume Metamagical Themas, il cui titolo è ovviamente un anagramma di "Mathematical Games"). Filo conduttore del suo lavoro è l’interesse per la mente umana, i sottili meccanismi con cui lavora e crea. In controtendenza rispetto alla comunità di ricercatori in IA, il suo gruppo di lavoro (Fluid Analogy Research Group aka FARG) ha prodotto negli anni modelli computazionali rivolti all’esplorazione delle capacità creative ed analogiche dell’uomo: Letter Spirit è un programma che genera un alfabeto in un certo stile grafico a partire da poche lettere di esempio, mentre Copycat è un programma che risolve analogie con le lettere inglesi ("se ho abc e lo trasformo in abd, cosa succede se faccio lo stesso con efg?"). Sostenitore da sempre dell'IA forte, ha partecipato al Singularity Summit tenutosi a Stanford. Lo ricordiamo infine come scopritore della (ovviamente autoreferenziale) Legge di Hofstadter: “ci si mette sempre più tempo del previsto, anche tenuto conto della legge di Hofstadter”.

Febbraio 2009 – Charles Darwin
Nel 2009 si festeggia il 150esimo anniversario della pubblicazione di On the Origin of Species; il 12 febbraio - in coincidenza con la conferenza iLabs al Mensa Piemonte - è stata la volta del 200esimo compleanno del suo autore. Il Giocatore del Mese non può che essere, dunque, Charles Darwin, inventore di una tra le più profonde ed innovative teorie scientifiche mai concepite. La storia personale di Darwin è abbastanza nota: obbligato dal padre a studiare medicina, concentra ben presto i suoi interessi sulla storia naturale, la zoologia e la botanica. Dati i suoi deludenti risultati scolastici, la famiglia decide per lui una carriera ecclesiastica, un ambiente nel quale Charles può proseguire indisturbato gli studi su ciò che davvero gli interessa. A venti anni si imbarca come naturalista in una spedizione scientifica tra alcune delle isole più esotiche del mondo: nel 1839 il diario di queste importanti esplorazioni gli darà finalmente una certa notorietà nell’ambiente. A inizio Ottocento l'unica proposta evoluzionistica sul mercato è quella di Jean-Baptiste Lamarck, basata sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti tramite uso/non uso. Nella testa di Darwin si forma però un puzzle dei processi evolutivi molto differente, un puzzle formato da tessere piuttosto eterogenee: l’osservazione di uccelli esotici, la presenza di individui un po’ diversi dalla media (varianti spontanei), l’elevatissima mortalità in natura, l’abilità degli allevatori nel selezionare varietà sempre più convenienti di animali (selezione artificiale), le idee di alcuni economisti del tempo (in uno slogan: se tutti sopravvivessero, non vi sarebbe più spazio per nessuno). E' grazie all'uso sapiente di tutti questi tasselli che Darwin scopre due semplici meccanismi - mutazione e selezione - in grado di spiegare due fatti biologici fondamentali, ma in tensione tra loro: la grandissima variabilità delle specie viventi, da un lato, e la loro origine comune, dall’altro. Il mondo naturale sarebbe dunque una specie di concorso: la mutazione fornisce i possibili concorrenti, garantendo la produzione di progetti sempre nuovi, mentre la selezione fa il test di valutazione dei candidati, scartando i non idonei. In altre parole, l’ambiente si comporta come un allevatore: assegna capacità riproduttiva differenziale ai vari tipi di individui presenti in ogni istante in una data popolazione. Se la norma, per i varianti, è la punizione (dato che i “normali” sono solitamente già abbastanza adatti), a volte può capitare che essi abbiano caratteristiche migliori e soppiantino la vecchia popolazione. Nonostante le apparenze non è dunque affatto un mistero né un prodigio che tutti gli organismi viventi oggi discendano da un piccolo gruppo di organismi primordiali, di mutante in mutante, di selezione in selezione. Sovvertendo completamente l'immagine del Grande Orologiaio, che dall'alto dirige il progresso del mondo naturale, Darwin fornisce la prima spiegazione non intenzionale e non direzionale dell'origine e delle evoluzione delle specie: non c'è teoria che abbia avuto impatto paragonibile sulla visione scientifica (e anche non scientifica) del mondo che abbiamo oggi. A 150 anni di distanza On the Origin of Species appare sempre più una tappa fondamentale per l’umanità intera nel percorso verso la comprensione della Realtà.

Gennaio 2009 – Steven Pinker
Ad inizio 2009 un interessante contributo sui test genetici è apparso sul New York Times. L’articolo è un “must read” per almeno due motivi: il primo è che l’argomento “genetica comportamentale” – e le domande più o meno ad esso collegate, dal “quanto conta il DNA nello sviluppo del nostro corpo e della nostra mente?” a “voglio davvero sapere se svilupperò la malattia X?” – sta diventando ogni giorno più di attualità; il secondo è che l’autore è uno dei Cento Giocatori, Steven Pinker, cui questo mese dedichiamo la nostra attenzione. Laurea e dottorato in psicologia sperimentale, Steven Pinker ha insegnato per quasi 20 anni al Department of Brain and Cognitive Sciences al MIT di Boston. Specializzato in cognizione visiva e sviluppo del linguaggio, è proprio divulgando magistralmente le prospettive innatiste di matrice chomskiana che ha ottenuto riconoscimento globale anche al di fuori dell’ambiente accademico (nominato due volte per il Pulitzer, nel 2004 è stato tra le 100 persone più influenti della classicissima classifica del Time). Naturalmente inserito nella tradizione della linguistica generativa, che ribalta completamente la prospettiva “tabula rasa” nello studio della mente umana, Pinker ha introdotto la metafora del linguaggio come istinto: esattamente come la capacità di vedere è naturale evoluzione dello sviluppo neuronale (il quale, a sua volta, è naturale risultato dell’espressione dei geni), la capacità umana di parlare una lingua è frutto del nostro “equipaggiamento di partenza”. A Pinker sono inoltre spesso collegate due tesi interessanti (ma tuttora controverse) concernenti il “mentalese” e l’evoluzione del linguaggio. L’ipotesi “mentalese” si basa sull’idea secondo cui la nostra mente pensa e manipola informazioni e rappresentazioni in un vero e proprio linguaggio del pensiero, il mentalese appunto, da e verso cui di volta in volta traduciamo inconsciamente prima di parlare in italiano, inglese, francese, ecc.. Nel dibattito sull’evoluzione del linguaggio Pinker ha sostenuto – contro l’idea di linguaggio come sotto-prodotto di altre abilità selezionate - l’ipotesi che un modulo specializzato si sia evoluto sotto la spinta di una pressione evolutiva diretta. Indipendentemente dal verdetto finale su queste e altre suggestive ipotesi, l’intelletto e l’abilità divulgativa di Steven Pinker rimangono fonte di ispirazione e di confronto per chiunque si interessi della mente umana e della sua più stupefacente abilità, quella di parlare un linguaggio.

Dicembre 2008 – Eric Drexler
Per tutto il 2008 - come per molti degli ultimi anni - si è spesso percepita la sensazione che la grande rivoluzione delle nanotecnologie potesse finalmente investire la vita di tutti i giorni ed apportare un fondamentale contributo al raggiungimento della Singolarità. Purtroppo non è successo, ma in chiusura di anno (e dunque in previsione di quello nuovo) vogliamo parlare dello scienziato che più di tutti, negli ultimi venti anni, ha indagato e promosso gli studi e lo sviluppo delle nanotecnologie: Eric Drexler. Cresciuto all'MIT con passioni "particolari" (quali ad esempio i possibili sviluppi extraterrestri della vita umana), verso la fine degli anni Settanta sviluppa l’idea di nanotecnologia molecolare. E' nel 1979 che incontra “There’s Plenty of Room at the Bottom”, il pionieristico discorso di Richard Feynman del 1959. Amore a prima vista. Già sette anni dopo, nel 1986, esce il suo primo studio su un futuro tecnologicamente ancora lontano ma concettualmente alla portata: “Engines of Creation” rappresenta una piccola rivoluzione. Marvin Minsky, il Giocatore che ha supervisionato il dottorato di Drexler in nanotecnologia molecolare (ovviamente il primo della storia), scrive nella prefazione che il libro “non offre un mero catalogo di neutrali possibilità, ma una moltitudine di idee, nonché proposte di punti di partenza per cominciare a valutare queste idee”. A vent'anni di distanza da allora, la convinzione che anima Drexler, la moglie e tutto il lavoro del loro Foresigth Institute è la stessa: quando le nanotecnologie diventeranno realtà, tutto il nostro mondo subirà un cambiamento assolutamente senza precedenti. La differenza tra una cellula malata e una sana, tra il disprezzato carbone e il prezioso diamante, è solo una differenza di atomi: fin dall’età della pietra, la nostra tecnologia è stata improntata a maneggiare e spostare quantità di atomi, prima in modo grossolano, ora in modo più raffinato. Immaginate quale sarebbe il nostro potere di intervento sul mondo se potessimo maneggiare direttamente, atomo per atomo, la realtà. In particolare, una delle idee di Drexler è utilizzare particolari sistemi per dotare i primi nanorobot della capacità di replicarsi velocemente e autonomamente: se un robot molecolare può fare poco per voi perché sposta pezzi di materia infinitesimale, un esercito che si crea da solo può fare molto, in poco tempo e, cosa da non sottovalutare, abbattendo i costi. Per non parlare di un computer superveloce basato su nano-componenti, versione riveduta ed aggiornata della Macchina Analitica che nemmeno la fantasia di Babbage avrebbe saputo immaginare...

Novembre 2008 – Roger Penrose
Gli affascinanti misteri della cosmologia sono recentemente tornati alla ribalta grazie all' "accensione" del nuovo acceleratore del CERN, l'LHC (Large Hadron Collider): uno tra i progetti in corso - nome in codice "Alice" - prevede infatti di ricreare l'interessante "plasma di quark e gluoni" di cui era composto l'universo nei primi 20-30 millisecondi di vita! In termini di abilità divulgativa sulla fisica fondamentale, contributi originali ed interessi multidisciplinari, pochi Giocatori viventi possono vantare un curriculum come quello di Roger Penrose. Laurea in matematica, Ph.D. a Cambridge, il giovane Penrose si concentra sulla formulazione di nuove teorie fisiche: nel 1965, a 34 anni, dimostra che singolarità fisiche, come i buchi neri, possono formarsi dal collasso gravitazionale di grandi stelle morenti. Del 1967 è la famosa "teoria dei twistor", che permette di mappare oggetti geometrici dallo spazio 4D di Minkowsky in uno spazio complesso con segnatura metrica (2,2); la teoria si è dimostrata eccezionalmente utile nel risolvere un tipo particolare di equazioni concernenti campi privi di massa di spin arbitrario. Ma Penrose è molto più di un fisico accademico: eccezionale divulgatore, il suo La strada che Porta alla Realtà è ciò che di meglio è stato prodotto nel campo della divulgazione sulle leggi fondamentali dell’universo fisico. Negli ultimi anni si è sempre più appassionato dello studio della mente umana, arrivando a proporre una originale teoria della coscienza (fenomeno che si dovrebbe sostanzialmente ad effetti quantici nei microtubuli) e sostenendo con vigore ed originalità l'intelligenza artificiale nella sua versione debole. In particolare, Roger ha proposto una sua versione del celebre argomento "goedeliano" contro l'IA forte. Nonostante nessuna di queste due teorie goda del nostro incondizionato appoggio (ed anzi crediamo che l'argomento "goedeliano" sia sostanzialmente sbagliato), la nostra ammirazione per il personaggio resta immutata: lo stimolante confronto con un Grande Giocatore non può che avvicinarci alla Verità sull'universo e su noi stessi, qualunque essa sia.

Ottobre 2008 – Isaac Asimov
Ci piace pensare ad Isaac Asimov - maestro di fantascienza, ma non solo - come all'ispiratore ideale dell'intervento degli iLabs alla conferenza nazionale del MENSA. Parlando del ruolo dell'intelligenza nel raggiungimento della Singolarità, la sua figura spicca in modo speciale tra i Grandi Giocatori: vicepresidente del MENSA International fino alla sua morte, Asimov ha contribuito più di ogni altro al nostro immaginario fantascientifico, testimoniando la necessità di riflessioni approfondite sul futuro dell'umanità e sulle radicali trasformazioni sociali causate dall'avvento di intelligenze "artificiali". Isaac Asimov nasce a Petrovichi (Russia) il 2 gennaio 1920 e raggiunge New York, con la famiglia, tre anni dopo. Conosce molto presto i giornali di Science Fiction attraverso la piccola attività commerciale gestita dai genitori; a undici anni inizia la sua attività di scrittore, eccezionale per quantità e qualità: nel 1934, quando è ancora alle superiori, pubblica il suo primo racconto. Studia chimica e biologia alla Columbia University, presso la quale otterrà anche un dottorato in biochimica nel 1948. Nel 1942 si sposa, appena prima di essere arruolato come chimico in una base a Philadelphia. Bisogna aspettare la fine della guerra perché venga alla luce il primo romanzo: “Paria dei Cieli” esce nel 1950. Alternando l’insegnamento alla Boston University con l’attività di scrittore, negli anni Cinquanta pubblica la fortunatissima “Trilogia della Fondazione”. Negli anni Sessanta, quando ha già abbandonato la cattedra universitaria, interrompe il lavoro come romanziere per la sua attività di divulgazione scientifica: la maggior parte dei suoi saggi e dei testi divulgativi di chimica, biologia e fisica sono di questo periodo. Nel 1970 si separa dalla moglie, per risposarsi tre anni dopo. Negli anni Ottanta, sotto le insistenze della casa editrice, scrive ancora per il Ciclo della Fondazione, continuando parallelamente il suo lavoro sui robot. Il suo cuore cede il 6 aprile 1992, ma solo anni dopo la moglie rivela pubblicamente che lo scrittore era malato di HIV, contratto in seguito a una trasfusione di sangue infetto durante un intervento al suo cuore, da sempre debole. Isaac Asimov ci lascia all’incirca 500 opere, tra manuali, saggi, articoli, racconti e ovviamente romanzi. Il debito che il nostro immaginario collettivo ha con la sua immaginazione e la sua intelligenza è incalcolabile. La lucidità, la razionalità senza pregiudizi, la serietà scientifica con cui ha dipinto il futuro e spiegato il presente lo rendono un giocatore unico nel suo genere: "se la conoscenza può creare problemi, non è attraverso l’ignoranza che possiamo risolverli".

Settembre 2008 – Willard Van Orman Quine
A fine settembre si è tenuta la conferenza nazionale della SIFA - società italiana di filosofia analitica - che ha visto la partecipazione di un membro iLabs con un intervento sull'ontologia convenzionalista. Il convenzionalismo iLabs ha tanti nonni, ma questo mese ci piace ricordare in particolare Willard Van Orman Quine, filosofo e matematico americano tra i più influenti del secolo scorso. Pensatore scomodo ed originale, scientista ed iconoclasta per eccezione, i suoi argomenti costituiscono una sfida continua alle posizione ortodosse e di senso comune in metafisica, logica, filosofia del linguaggio e molto altro. È difficile riassumere in poche righe quanto Quine c’è nel pensiero contemporaneo: l’inscrutabilità del riferimento, il rifiuto della distinzione tra enunciati analitici e sintetici, l’attacco alla logica modale, l’universo che si espande egualmente nelle dimensioni spaziali ed in quella temporale. Anche l’idea che le cose abbiano proprietà essenziali e persistano nel tempo indipendentemente dalla azione ordinatrice dei nostri atti cognitivi è rigettata da Quine. Non sorprende dunque, a pensarci bene, che il nostro modello del livello fondamentale dell’universo fisico, con le sue celle e l’assoluta mancanza di distinzioni metafisiche tra le diverse regioni, possa essere considerato come un’illustrazione vivida di alcune delle sue tesi più caratteristiche ed influenti. Nel corso della sua vita, il genio filosofico di Quine ha ricevuto molte attenzioni e un corrispondente numero di riconoscimenti pubblici da parte della comunità scientifico-filosofica: 18 lauree e addirittura un verbo, “to quine”, a lui dedicato da Daniel Dennett. Tutti i suoi libri sono stati scritti su una macchina da scrivere del ‘27, modificata per introdurre i simboli logici al posto di altri caratteri, come “? ” e “! ”. Quando gli fu chiesto come facesse senza il punto di domanda, rispose semplicemente: “come puoi vedere, io tratto certezze”.

Agosto 2008 – Sun Tzu
Vista la mancanza estiva di clamorose novità scientifiche e tecnologiche e considerando che l'attenzione del mondo è stata quasi interamente focalizzata sulla Cina, non dovrebbe sorprendere la nostra decisione di dedicare questo mese a un Grande Giocatore cinese di molto tempo fa, Sun Tzu. Non sono ovviamente molte le informazioni affidabili sulla sua vita: vissuto probabilmente tra il VI e il V secolo a.C., è stato certamente il generale delle armate imperiali della Cina e autore del capolavoro “L’Arte della Guerra”, un trattato pensato per riassumere il suo pensiero teorico e la sua visione pratica sull’arte militare. La strategia è l’elemento chiave nel sistema: l'assioma di base è che la perfetta conoscenza di se stessi e del nemico sia il presupposto di ogni scontro. La forza da sola non è sufficiente: “Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assediarle e rovesciare lo stato senza operazioni prolungate.” A ben vedere, l’opera di Sun Tzu è molto più di un semplice manuale bellico; piuttosto, essa si configura come una vera e propria filosofia di vita, che vede nella gestione intelligente dello scontro la chiave per un’esistenza appagante. Non a caso, a 2500 anni dalla sua stesura, “L’Arte della Guerra” ha ancora molto da insegnare, in particolar modo in una società come la nostra, basata in molti aspetti sulla competitività e la conflittualità.

Luglio 2008 – Raymond Kurzweil
Ci è recentemente capitato, a pochi minuti di distanza, di vedere un libro di Raymond Kurzweil nella colorata vetrina di una libreria universitaria, in quella luminosa di una grande catena di librerie e in quella impolverata di un caratteristico bookstore di quartiere. Quando ci siamo ripresi dalla commozione, ci siamo ricordati di essere a New York, dove ogni libro di Kurzweil finisce inevitabilmente per essere un best-seller. In Italia, purtroppo, l’atmosfera in cui ci troviamo per parlare di Singolarità e prolungamento indefinito della vita è ben diversa: nonostante la recente pubblicazione in italiano di The Singularity is NearLa Singolarità è Vicina – il nome “Kurzweil” dice ben poco a chi non si occupi di IA. O riconoscimento ottico. O sintesi del suono. O sviluppo di tecnologie per l’apprendimento, sia in soggetti normali sia disabili. O futurologia…. Laureato all’MIT in Informatica e Letteratura, Raymond Kurzweil è nel mondo anglofono IL punto di riferimento quando si parla di Singolarità, Transumanesimo, crescita tecnologica. Il suo successo come divulgatore scientifico è solo l’ultima tappa di un percorso umano, scientifico ed imprenditoriale che seguiamo con ammirazione e affetto da tempo: Raymond Kurzweil rappresenta per noi la dimostrazione inequivocabile che persone mai venute in contatto tra loro possono fare un percorso, fatte le debite proporzioni, praticamente coincidente. Imprenditore di successo nel campo informatico, brillante ricercatore in diverse discipline, convinto sostenitore del raggiungimento della semi-immortalità entro la fine di questo secolo, Kurzweil è per noi la nostra controparte americana. La differenza “filosofica” più rilevante tra il suo approccio e quello degli iLabs è il diverso peso attribuito ai fattori esogeni rispetto a quelli endogeni: mentre per Ray saranno decine di pillole a farci vivere per sempre, noi scommettiamo sul potenziamento delle nostre capacità mentali e fisiche. Trascendent Man, il film-documentario sulla sua vita, uscirà nel 2009 e contribuirà ulteriormente a divulgare i temi di cui Kurzweil si occupa da sempre.

Giugno 2008 - William Gibson
E' appena uscito in Italia il nuovo romanzo di William Gibson, "Guerreros". Gibson è molto più di un visionario, è un grande interprete della nostra epoca in grado di tradurre in eventi precisi delle semplici sensazioni. Nel 1984 esce “Neuromancer”, il suo primo romanzo. Molto semplicemente in questo romanzo appare per la prima volta il termine “ciberspazio”, viene precognizzato con nitidezza Internet, la realtà virtuale applicata alle banche dati e gli universi artificiali paralleli, rivisti poi anni dopo con Matrix e affini. Il tessuto sociale e le relazioni tra persone, reali ed artificiali, descritte nei suoi romanzi - in particolare “Virtual Light” e “Idoru” - stanno prendendo forma nella nostra società con inquietante puntualità. Come succede per ogni grande artista, la genialità di Gibson non risiede solo in quello che descrive, ma anche in come lo descrive. Le sue frasi innescano modelli di riferimento in modo rapido e spesso imprevedibile. Forse troppo "difficile" per poter essere apprezzato da tutti in modo diretto, la scrittura di Gibson è così potente da ispirare molti altri artisti, filosofi e tecnologi ed entrare, tramite essi, direttamente nelle nostre menti e nelle nostre case.

Maggio 2008 - Tenzin Gyatso
Tenzin Gyatso (“Oceano di saggezza”), meglio conosciuto come il quattordicesimo Dalai Lama, è la guida spirituale e temporale del popolo tibetano. Oltre all’attività politica e religiosa, ritenendo essenziale lo scambio tra la scienza moderna e l’antico sapere buddista, Gyatso non perde occasione per confrontarsi con gli scienziati di ogni disciplina, dalla fisica delle particelle alla teoria del Big Bang, dalla matematica alla logica. Per quanto riguarda la neurobiologia, egli sottolinea spesso come il buddismo sviluppi al suo interno una profonda spiegazione sul funzionamento della mente, delle emozioni, dei pensieri. In particolare attraverso le tecniche della disciplina tantrica il buddismo insegna come influenzare il corpo attraverso la mente. In questa cornice la meditazione è utilizzata come strumento principale per arrivare a sviluppare le capacità percettive e autoreferenziali della mente. Violando una tradizione ormai millenaria che voleva stabilita la successione attraverso l’interpretazione di segni e di prove che il candidato doveva superare, Tenzin ha proposto che la sua reincarnazione venga scelta democraticamente attraverso un conclave composto dai più importanti Lama. Di fronte al drammatico problema della situazione sociale e politica del Tibet all'interno della Cina, Gyatso si è trovato davanti ad una scelta difficilissima: continuare, sempre e comunque, a professare la non violenza e perseguire la via del dialogo, al costo di venire annientati, oppure rinunciare alla non violenza assoluta per difendersi dall'attacco cinese. In altre parole, la non violenza deve essere un valore assoluto oppure no? E a quali costi e in quali circostanze può essere superato da altri (come ad esempio l'autoconservazione)? La risposta al "Dilemma del Dalai Lama" - anche e soprattutto in un'ottica di società della semi-immortalità - non è facile nè scontata. L'altissimo profilo etico di Tenzin Gyatso rimane in ogni caso un caso esemplare e paradigmatico da cui partire in ogni riflessione sull'argomento.

Aprile 2008 - Desmond Morris
Desmond Morris è il Giocatore di questo mese, anche in virtù del recente contributo divulgativo apparso sulla pagine di Repubblica, un articolo dal titolo "Perchè l'uomo potrebbe essere immortale". Celebre etologo inglese, Morris ha dedicato la sua vita allo studio comparato del comportamento umano con quello degli altri primati. Nelle sue opere viene sottolineata la continuità biologica e comportamentale che c’è tra l’uomo e le scimmie. Il filo conduttore delle sue osservazioni può essere racchiuso da questo ribaltamento di visione: “guardare l’uomo con gli occhi della scimmia”. È grazie a questo cambiamento di prospettiva che è possibile attribuire un nuovo significato alle teorie sul comportamento umano. La sua carriera però non si esaurisce nell’interesse per la ricerca, ma è completata da un grande sforzo divulgativo, grazie al quale si è posto come uno dei punti di riferimento più seguiti e autorevoli del suo settore per il pubblico dei non addetti ai lavori, riuscendo a bilanciare il rigore scientifico con la semplicità e la chiarezza narrativa. Nella personalità di Morris c’è anche un vena artistica, che trova sfogo nella sua passione per la pittura surrealista. Nel 1957, nel corso di una mostra da lui organizzata a Londra sui disegni di alcuni scimpanzè, alcune delle opere prodotte da un esemplare chiamato Congo hanno riscosso un notevole successo presso critici, artisti e pubblico.